Massimo “the Zen” Capussela

Come anticipato sulla nostra pagina Facebook, domenica 3 dicembre ci sarà una speciale Masterclass con il PRO MMA Fighter di fama internazionale Massimo “the Zen” Capussela.
Uno scontro all’ultimo sangue! Ovviamente no. Massimo è un’atleta, un appassionato ma anche un istruttore di Wing Chun e non solo.

Tutto ha inizio con una passione. La sua è quella nata da bambino per film come “Blood Sport“, “Karate Kid” e altri del genere. Lo colpisce il modo in cui l’allenamento sviluppa e migliora il protagonista. La trasformazione che poi lo porta a superare i propri limiti e affrontare il cattivo finale. Massimo vuole imparare quei movimenti, quelle tecniche per poi metterle in pratica combattendo.

Uno può imparare tutti i movimenti del nuoto, ma se non entri mai in acqua, non ha senso… Come nuotare sulla terraferma. – Bruce Lee «Dragon», di Linda Lee

Spinto da questa passione inizia il suo percorso marziale con il Karate, il Taekwondo e la Kickboxing. Giunge così al Jeet Kune Do del M° Vinicio Del Beccaro (a cui è ancora profondamente legato da amicizia), al JKD e al Wing Chun.

Penso che il Wing Chun sia un’arte bellissima… se trasmessa nel modo giusto. Mantenere la cultura delle tradizioni ma esercitandola adeguatamente per i giorni nostri. Bisognerebbe sentirsi liberi nello sparring così come nelle forme, consapevoli di quella che sia la realtà del combattimento.
Allo stesso modo non gradisco il metodo di alcune organizzazioni/scuole di oggi. Insegnare l’arte a pezzi, illudere l’allievo sull’esistenza di tecniche segrete che saranno rivelate sono poi e spingere sulla sua insicurezza per ottenere un maggior guadagno, la trovo una pratica oltremodo scorretta. Apprezzo molto di più quelle scuole che invece premiano l’impegno, riconoscendo ai propri allievi il merito anche attraverso un sistema di graduazione, che fanno sostenere degli esami obbiettivi, riconoscendo un eventuale pagamento come un contributo a sostenere l’organizzazione e l’insegnante.

Massimo CapusselaMentre le capacità marziali ci saranno note alla Masterclass (per chi non avesse già visto alcuni suoi video o addirittura assistito ai suoi match), conosciamo meglio le sue opinioni per catturare la sua esperienza chiedendogli cosa a questo punto pensa del Wing Chun italiano:

C’è ancora una forte ostinazione nelle tradizioni, anche in condizioni improponibili. Molti maestri si rifiutano di far praticare lo sparring con le dovute protezioni mentre altri propongono ancora ridicole difese in situazione di aggressione. Basti pensare alla posizione a terra, dove ci si illude di riuscire a mettere le dita negli occhi dell’aggressore per salvarsi, quando invece basterebbe introdurre qualche tecnica di BBJ (Brazilian jiu-jitsu, ndr) per avere un vantaggio. Questo purtroppo è sempre legato al precedente discorso di insegnare una disciplina a compartimenti stagni, a pezzi di movimenti. Ovviamente questa è la maggioranza ma non la totalità. Come tutte le cose c’è anche chi lavora a mio avviso bene, nella giusta direzione.


Ci confida la sua stima per alcuni Shifu sia internazionali che italiani, come Philipp Bayer, Ip Chun, Emin Boztepe e il nostro
Lino Paleari.
Riconosce il merito ad organizzazioni come il Vale Tudo e poi l’UFC che hanno portato gli artisti marziali a confrontarsi al massimo delle loro capacità, portando il realismo del combattimento ad un livello altissimo. Di come gli incontri siano una manifestazione della preparazione degli atleti e di come mettendosi in gioco, sviluppino la loro crescita individuale indipendentemente dalla vittoria o dalla sconfitta.Massimo Capussela

Non penso che i marzialisti che non fanno incontri siano migliori o peggiori d’altri, ma non ritengo giusto che si dica che chi lo fa sia un violento! Violenza è contro una persona che non sa difendersi. Chi fa gli incontri è invece consapevole delle proprie capacità e mette in gioco il suo bagaglio di esperienza, tutto sempre disciplinato da regole, senza le quali un incontro diventerebbe uno scontro di difesa personale. Comunque, per tutti i casi, io continuo a insistere che lo sparring è essenziale, perché impari a gestire la tensione sia emotiva che fisica, aiutandoti a gestire anche quei malaugurati casi di conflitto da strada (che suggerisco sempre di evitare).

Quindi tutti i ragazzi che oggi si avvicinano al MMA è perchè vogliono confrontarsi o solo per moda?

Probabilmente per lo stesso motivo che ha spinto me guardando i film. Il cinema sempre, ma anche la spettacolarità degli eventi UFC e la loro pubblicizzazione. Che sia l’MMA, un’altra arte marziale o qualsiasi sport, penso che i giovani vogliano esprimere se stessi. Certo che sia l’affrontare l’insicurezza o dare libero sfogo ai propri istinti, tutti apprendono presto che lo sport è crescita, rispetto dei compagni di allenamento e degli avversari, di tutti. Ci vuole umiltà, allenamento e determinazione.

Massimo CapusselaCome si inserisce però il Wing Chun nel MMA e come l’MMA trova sostegno sul Wing Chun?

Come per tutte le discipline, se allenato adeguatamente, il Wing Chun sviluppa ciò che fa funzionare meglio: velocità, timing, sensibilità, flessibilità e tutti gli attributi che sostengono il movimento. Per tutto il resto, “un pugno è un pugno e un calcio è un calcio” diceva Bruce Lee, l’importante diventano quindi gli attributi che sostengono la tecnica.


E’ la dedizione che contraddistingue sicuramente Massimo, un allenamento appassionato e costante, incentrato sull’impegno e sullo sforzo. Ogni giorno una piccola vittoria che ci spinge a tornare in palestra e allenarci ancora meglio.

Che tu vinca o perda sarai comunque migliorato; solo chi non ha mai combattuto non conosce sconfitta, mentre colui che combatte ha già vinto contro l’avversario più temibile: il proprio ego, la paura del confronto… e ci vuole coraggio ad accettare anche la possibilità della sconfitta.

Ok, siamo carichi! Ma per sapere cosa accadrà il 3 dicembre possiamo solo aspettare il grande giorno.
Grazie Massimo  😉

– Editor M. Errichiello

Michele Errichiello
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