Intervista a Massimiliano Soldati (Milo)

Quando si vogliono apprendere informazioni su qualcosa, il modo migliore e indubbiamente più veloce è quello di chiedere ad un esperto. Se poi vogliamo testare personalmente un prodotto, lo chiediamo in prestito ad un amico o come ultima spiaggia lo compriamo… ma cosa succede se si parla di arti marziali?

Sarebbe bello provarle tutte ma per poterne apprendere i veri principi e il valore più profondo dovremmo praticare una disciplina per diversi anni e a quel punto il nostro modo di pensare sarebbe già plasmato dal fascino della disciplina.

Che fare?

Se parlassimo con un maestro, questi ci racconterebbe senza alcun dubbio, l’efficacia, la bellezza e il valore della disciplina insegnata. Se invece lo chiedessimo ad un neofita, questi ci racconterebbe tutto l’entusiasmo ma anche il suo disappunto per gli esercizi più difficili e ancora incompresi.

Noi allora oggi parliamo di Wing Chun con Massimiliano Soldati (per gli amici Milo), nato nel 1974, praticante di aikido da 11 anni ad oggi con il titolo di 2° Dan .

Ciao Milo, tre parole per descrivere l’Aikido

“E’ un’ arte marziale giapponese complessa basata su movimenti circolari leve e proiezioni, lo scopo primario è acquisire la capacità di creare un’armonia  di movimento mantenendo il controllo dell’ avversario utilizzandone la forza a proprio vantaggio. Non è un’ arte competitiva ma collaborativa, atta a migliorare se stessi e il rapporto con gli altri.”

E le tre parole?

“Armonia, controllo e equilibrio.”

Come ti sei avvicinato a questa disciplina?

“Sin da giovane mi ha affascinato la complessa bellezza e l’armonia dei movimenti, la sua capacità di sembrare quasi una danza.”

Che opinione ne avevi quando hai iniziato e cosa ne pensi oggi?

“Quando ho iniziato ero ansioso, come tutti i neofiti, di imparare e raggiungere un determinato livello di bravura… ora so che il “Do”, la via che si percorre nelle arti marziali, ha solo un punto di inizio non un punto di arrivo e che se diventa uno stile di vita, se si porta in se la disciplina fuori dal dojo, è per tutta la vita e diventa parte di te…”

Come sei approdato al WingChun?

“Cercavo un’arte marziale che affiancasse e in parte completasse l’aikido.”

Aikido, giapponese. Wing Chun, cinese. Qual è a tuo avviso la differenza più evidente di filosofia?

“Nessuna.. la differenza la fa solo il praticante. L’impegno, la dedizione e la volontà che si mette nella pratica fanno la differenza. Oggi, soprattutto in Occidente, la scelta di un’ arte marziale è basata su una questione di affinità che deriva dal grado di piacere e soddisfazione che si prova nel praticarla (spesso molti neofiti si avvicinano ad un arte marziale spinti dalle mode del momento, ma sono brevi comete che non lasciano alcuna traccia). Non esiste a mio parere un’ arte marziale la cui filosofia sia migliore di altre, ognuna da un angolo di osservazione differente di un mondo esteso ed immenso, è importante bensì avere la voglia e la passione di volere esplorare questo mondo.”

Tre parole per descrivere il Wing Chun

Una disciplina affascinate, stimolante ed efficace nel combattimento. La sua efficacia non è basata assolutamente sulla forza bruta ma bensì sullo sviluppo di una estrema sensibilità nel contatto con l’ avversario, rapidità, velocità e controllo dei movimenti.

E le tre parole?

“Radicamento, centratura, efficacia.”

Cosa ti ha insegnato il Wing Chun che l’Aikido non ha fatto?

“Mi ha aiutato tantissimo a focalizzare l’attenzione su principi basilari delle arti marziali: radicamento, postura, utilizzo delle anche, colpo d’occhio e sicuramente posso dire efficacia nel combattimento.”

Bambino, ragazzo/a, adulto. Se potessi suggerire a queste tre categorie una delle due discipline, quale consiglieresti ad ognuno e perché?

“Le consiglierei entrambe a tutte le categorie, ovviamente con programmi differenti per età. Più arti si fanno più è facile comprendere ed apprendere, come dicevo prima ogni disciplina fornisce un punto di vista differente di un unico grande mondo, più se ne hanno, meglio è.”

Chi pratica arti marziali è un violento?

No, direi l’opposto, chi pratica le arti marziali in modo sensato si allontana dalla violenza come mezzo di comunicazione a favore dell’ assertività. In gran parte questo fattore deriva dalla sicurezza interiore che si acquisisce.

Perché secondo te si decide di praticare arti marziali?

“Come dicevo prima per un’ affinità ad essa. Soddisfazione e realizzazione personale ci spingono verso una o un’ altra attività, potrebbe essere anche uno sport differente come ad esempio l’ arrampicata. E’ l’individuo a fare la differenza, Conosco persone che praticano arti marziali come semplice ginnastica per il corpo ed altre che vi ricercano un maggiore e migliore contatto con se stesse. Di certo oggi praticare arti marziali solo per timore di non sapersi difendere in caso di aggressione non credo sia uno stimolo sufficiente a perseverare in esse; tanti si avvicinano per questo motivo ma , dato che non viviamo in un brutale medioevo, se non si trova poi una passione il percorso porta ad un abbandono.”

In caso di necessità, affronti la sfida o preferisci evitare?

“Affronto, ma in maniera più assertiva possibile, la forza come ultima risorsa. Lo scopo supremo del Budo (la via marziale) è:  “vincere senza dover combattere”…”

Cosa vorresti fare da grande?

“Il pompiere…”

Grazie Milo 🙂

Pequi
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